Storia dell'Istituto



La Scuola Posidonia, in via XX Settembre 1870 (rione Torrione), è una struttura prefabbricata, moderna, con ampi spazi interni ed esterni, priva di barriere architettoniche, con adeguati spazi verdi, campi da gioco esterni ed ampio parcheggio, dotata di:
17 aule di cui 10 dotate di LIM (lavagna interattiva multimediale)
2 laboratori per attività linguistiche (inglese, francese, spagnolo)
2 laboratori per attività artistiche
1 laboratorio informatico con 20 postazioni
1 laboratorio linguistico/informatico con 22 postazioni
1 laboratorio scientifico con LIM
1 laboratorio musicale con LIM
1 laboratorio di intercultura con LIM
1 laboratorio di psicomotricità
1 biblioteca con LIM
1 auditorium di 300 posti
1 palestra
1 ascensore
uffici di direzione e segreteria


La Scuola Lanzalone, in via Portacatena (centro storico), occupa il secondo e terzo piano di un antico palazzo ed è dotata di:
6 aule
1 laboratorio informatico con LIM (lavagna interattiva multimediale)
1 laboratorio di ceramica
1 laboratorio di psicomotricità
1 ascensore
1 palestra
1 biblioteca





Chi era Giovanni Lanzalone


Giovanni Lanzalone , nato a Vallo della Lucania il 21 febbraio 1852, è stato scrittore, poeta, uomo di scuola, polemista, critico letterario. Frequentò il liceo classico Torquato Tasso fondato da Gioacchino Murat nel 1811, e fu allievo apprezzato dei fratelli Alfonso e Francesco Linguiti, insegnanti di lettere. All'Università di Napoli fu discepolo prediletto di Luigi Settembrini.
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Negli anni trascorsi a Napoli, frequentò le lezioni di Francesco De Sanctis, uno dei più illustri critici e storici della letteratura italiana dell'Ottocento, di cui conservò sempre un caro ricordo, soprattutto perché ebbe modo di conoscere ed apprezzare la grande umanità e l'indiscutibile valore del "Professore".
In una di queste lezioni presentò al De Sanctis alcuni versi sciolti dedicati ad una fanciulla colpita dal vaiolo che furono molto apprezzati. In una sua lezione Francesco De Sanctis gli profetizzò una grande carriera e paragonò i sentimenti espressi nelle sue opere a quelli di Leopardi. Appena laureato in lettere, all'età di ventuno anni, insegnò al Liceo Ennio Quirino Visconti di Roma e successivamente al Liceo Torquato Tasso di Salerno. Abbandonato l'insegnamento ufficiale per una grave malattia Giovanni Lanzalone fondò un'istituzione di cui oggi purtroppo si è perduta traccia: un Convitto-Scuola che egli volle intitolare al suo caro maestro, il Settembrini. Si sposò a trentasei anni con Maria De Leo da cui ebbe sei figli.
Tra le sue pubblicazioni più importanti ricordiamo: Il primo libro dell'Iliade tradotto in esametri italiani. Per i giovinetti delle scuole secondarie egli scrisse un Brevissimo trattato di letteratura e un'antologia dal titolo Aria Sana. Non va dimenticato che lo stesso Lanzalone fondò e diresse tre riviste che rispecchiarono l'impostazione polemica della "battaglia contro l'arte immorale" Stella Polare, Luigi Settembrini e Arte Morale". Pubblicò inoltre: Echi Leopardiani, Canti di Pace, Sonetti Agresti, Il Cuculo, Rosinella, l'Anticroce, Idilli Cilentani. In questi idilli ritorna alla sua giovinezza e si rituffa nei ricordi dell'età più bella. Seguirono poi: Versi Broghesi, Fior di Spini, l'Arte Voluttuosa, Il Suicidio della Guerra, Accenni di Critica Nuova. Nella lettera di presentazione di quest’ultima, Angelo De Gubernatis paragona il Lanzalone al Baretti, augurandosi che "continui a levare la voce seguitando il suo ufficio di nobile ed efficace Aristarco, per riscoprire coraggiosamente il bene ed il male che scorge nella nostra letteratura contemporanea". Nel corso delle polemiche filosofiche con Benedetto Croce il Lanzalone ricevette dal sommo filosofo una lettera in cui si affermava: "Caro Lanzalone, tu somigli con le tue teorie morali a Don Chisciotte, che combatteva contro i mulini a vento, e pure i Don Chisciotte mi piacciono". Lanzalone di rimando gli scrisse: "Caro Croce, tu con i tuoi filosofemi somigli a Don Ferrante, e pure i Don Ferrante mi piacciono". Molti suoi scritti ottennero notevoli riconoscimenti dai più importanti uomini di cultura del tempo come Arturo Graf, Ferdinando Martini, Ada Negri ed altri con cui scambiava pareri filosofici, scritti letterari e raccolte di poesia. Non aderì al Futurismo e nel 1932 mandò in libreria un suo lavoro L'Antifuturista, seguito dalla Laude dei Visi Dipinti, dedicato alle donne italiane.
Proprio il suo Antifuturista, quando affiora nei cataloghi d'antiquariato libresco, viene trattato con rispetto e dichiarato "rarissimo" raggiungendo quotazioni ragguardevoli.
Quando Lanzalone si spense nel 1936, il Comune di Salerno, assumendo il carico delle spese per le funebri onoranze, fece seppellire la salma nell'area degli uomini illustri della nostra necropoli e poi intitolò al suo nome una strada cittadina.







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